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Fanno parte della zona Baglio i ruderi del Castello, che secondo alcuni storici diede il nome alla città Castelvetere (castrum vetere = vecchio castello).
Storia (di Gustavo Cannizzaro)
Ben poca cosa di quello che doveva essere la testimonianza architettonica più antica di Castelvetere. L'inespugnabile fortezza era di notevole dimensione, come si riscontra nella stampa del su ricordato Pacichelli. A quando risale la sua costruzione e per chi è stato costruito, sono queste domande che difficilmente troveranno delle risposte; con molta probabilità la fortezza ha dato il nome alla città e sicuramente è stata la dimora dei vari feudatari, che nel corso dei secoli hanno imposto la loro signoria sull'intera zona. L'attestazione più antica della fortificazione, che ne documenta con certezza l'esistenza, risale all'anno 1323 quando era signore del castello il milite Leone de Regio, gran siniscalco del regno (documento edito da V. Naymo in "Le pergamene angioine dell'archivio Carafa di Roccella"). Da una descrizione (edita dallo stesso Naymo) risalente alla seconda metà del XVI sec. si rileva che le dimensioni del maniero erano di così vasta mole da includere quattro appartamenti che potevano ospitare contemporaneamente altrettanti principi. Si sa che almeno dal 1479 al 1673 il maniero è stato sede dei Carafa della Spina, marchesi di Castelvetere; dalla fine del '600 fino al 1783, anno del famoso terremoto, esso fu residenza di gente fidata dei Carafa , che vi hanno governato con il titolo di "vicemarchese".
Dai documenti risulta che continue modifiche sono state apportate allo stesso. Tali modifiche sono avvenute sia per continui adattamenti rispondenti all'esigenza di nuove tecniche militari, sia per risistemarlo dai danni subiti dalle frequenti scosse sismi-che, che come sappiamo hanno distrutto più di una volta gli edifici di Castelvetere. Dopo il terremoto del 1783, che distrusse in gran parte il castello, si ebbe un periodo di totale abbandono. Nel 1842 tutti i "ruderi" furono censiti da Ilariantonio Taranto, che oltre ad impiantarvi un filatoio vi costruì un ponte in muratura, tuttora esistente, con cui fu sostituito l'antico ponte levatoio.
In seguito, il castello, passando a vari proprietari, fu trasformato prima in giardino e poi vi si edificarono nuove abitazioni. Negli anni '60 , infine, una parte del terreno venne espropriata dalla Prefettura di Reggio Calabria su richiesta della Cassa per il Mezzogiorno, con un provvedimento quanto meno infelice, finalizzato alla costruzione di un invasivo serbatoio per il rifornimento idrico-urbano.
Delle antiche strutture si sono conservate fino ad oggi il portale d'accesso, due rampe dello scalone e tratti delle cortine perimetrali con il maschio di forma quadrata sul lato settentrionale e il torrione a mezzogiorno.
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