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Chiesa del SS. Rosario

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Chiesa del SS. ROSARIO

La chiesa in origine faceva parte del convento dei Padri Domenicani, fondato nel 1540 sotto la protezione di Livia Spinelli, moglie di Geronimo Carafa, danneggiato dal terremoto del 1783 e ricostruito nel 1788 (di cui rimane oggi soltanto qualche rudere a ridosso della nuova chiesa). In seguito, sotto l'occupazione francese, il convento fu soppresso e l'arciconfraternita, che in antico aveva la sua sede nel convento, ne ereditò la chiesa. Come risula dal Reale Assenso, l' Arciconfraternita del SS. Rosario è stata approvata dalle autorità ecclesiatiche il 20 luglio del 1791.
La chiesa sorge su uno sperone roccioso dal quale si gode un ottimo panorama.Costruita in elegante barocco, con cornici aggettanti e poderose colonne decorative, la chiesa presenta un interno a
navata unica ed è stata ampiamente rimaneggiata nel corso dei lavori di abbellimento terminati nel 1895. Questa data è leggibile sul pavimento sotto il portale d'ingresso.
A quell'epoca risalgono il soffitto cassettonato con rosoni dorati e gli stucchi dell'abside.
Interessante il
pulpito in legno di noce eseguito da artigiani reggini tra la fine del sec. XIX e l'inizio del secolo XX. Inoltre, si segnalano due tele raffiguranti la "Annunciazione" e "il miracolo di San Domenico in Soriano", dipinti dall'artista locale Vincenzo Raschellà nel 1898; paramenti del XIX sec.; un'ostensorio dell'argentiere napoletano G. Mercurio; alcuni pastori napoletani del '700 e '800 e una lapide in marmo bianco su cui vi è scolpita una figura femminile di giacente con abiti di foggia cinque-seicentesca.
* La
pietra tombale (1), di bottega meridionale dei secoli XVI -XVII, per tradizione viene definita "la tomba della principessa", ma non si è mai saputo con precisione di quale principessa.
Il Prota avanza l'ipotesi che possa trattarsi della lastra sepolcrale di
Giulia Tagliavia d'Aragona, moglie di Fabrizio Carafa, morta il 25 novembre 1621, ma un monogramma posto sul retro della lapide fa pensare che fosse quella della tomba di Livia Spinelli, il cui nome, come sopra si è detto, era molto legato al convento e alla chiesa dei domenicani. A tal proposito, si ricorda che detto luogo fu sempre caro ai membri della casa Carafa. Carlo Maria Carafa e Branciforte, Principe di Butera e della Roccella, nel suo testamento (parte del quale riportato da F. Racco nell'opera "Una codificazione feudale del seicento calabrese") dispose che in caso di morte in terra di Calabria la sua salma fosse seppellita nella chiesa della SS.ma Annunciata dei P.P. Domenicani in Castelvetere, come allora veniva chiamata la chiesa del Rosario. Il principe si spense il primo giugno 1695 in Sicilia nella città di Mazzarino e qui, sempre per sua volontà, fu tumulato nella chiesa di Santa Maria di Gesù.
Nell'Antica comunità domenicana, si dice, abbia trovato asilo il celebre filosofo Tommaso Campanella.

Campanile

Navata centrale

Soffitto

Altare

Pietra tombale

(1) In merito alla Pietra tombale sopra menzionata, la dott.ssa Marilisa Morrone, ci ha gentilmente inviato una comunicazione con la quale informa che la tomba della principessa, cioè il coperchio che copriva il sarcofago ha finalmente una paternità certa, con una buona dose di certezza.

"
Essa è la lastra che copriva le spoglie della giovane Isabella Carafa, figlia di Girolamo I e di Livia Spinelli, morta a soli 24 anni nel 1585. Le cifre in cornice araldica che appaiono sul retro, sono molto più tarde, risalgono al XIX sec. e sono state apposte quando ormai il sarcofago originale era stato smantellato e la lastra con il ritratto di Isabella Carafa fu tagliata e riutilizzata capovolta, come copertura di una fossa tombale forse di un Romano priore della Confraternita del Rosario"

Per ulteriori approndimenti sull'argomento pubblichiamo relativo articolo sul
sarcofago di Isabella Carafa,
uscito all'inizio dell'anno in
Rivista Storica Calabrese, anno XXVIII, (2007), N.ri I e II, pp. 133-160.
(inviatoci dalla
dott.ssa Marilisa Morrone)




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