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La Porta sant'Antonio, una delle quattro porte che davano accesso alla città, è la meglio conservata. La porta sul suo lato esterno è sormontata dallo stemma carafesco, mentre nel suo lato interno conserva il vecchio architrave in legno.
Come ogni centro abitato di origine antica, la nostra città era cinta da mura e porte. Volendo, ora, ricostruire la sua cinta muraria, scarse sono le notizie dell'età medioevale fino al XVI sec., mentre per il '600 ed il '700 possiamo avvalerci sia di stampe dell'epoca, sia di documenti attinenti la cinta muraria castelveterina.
Così scrisse padre Fiore alla fine del XVII sec.: "... si vede la città circuita da forte muraglia e circondata da per tutto ai molti baluardi, muniti di grossi cannoni di bronzo, che la rendono fortezza invincibile".
Nella stampa pubblicata dall'abate Pacichelli, nei primissimi anni del XVII secolo, risulta evidente come le mura seicentesche siano state sistemate in modo da sfruttare le difese naturali del luogo. Infatti su tutto il suo lato nord-occidentale, dove la collina presenta un alto strapiombo, si nota l'assenza di fortificazione, mentre sul lato sud-orientale si scorge una muraglia continua. Nella zona meridionale, e precisamente dove è attualmente ubicata la chiesa del Carmine, a causa del terreno che degradava con brevi terrazze verso la vallata, e perciò facilmente espugnabile, si nota un sistema difensivo di avancorpi e di torrioni con "guardiola" di vedetta. Su tutto il lato orientale, la cinta muraria scandita da torrioni arriva fino al ponte levatoio del castello. Il sistema difensivo è completato da quattro porte urbiche.
Sul lato occidentale vi è
porta Amusa, così detta perché da essa partiva la strada per l'omonima fiumara e quindi per Roccella e Gioiosa. Nella zona sud-est è sita
porta Allaro, dal nome della via che conduceva verso l'omonima fiumara e Motta Placanica. Sotto il castello vi era la
porta Pusterla, (con tale denominazione si indicavano piccole porte che sorgevano su passaggi bassi ed estremamente angusti). Infine sul lato meridionale della città è ubicata la porta del Redentore, ora
porta Sant'Antonio(1), dalla vicina chiesa dedicata al santo omonimo. Su questa porta sempre padre Fiore così scrive: "... porta del Redentore, ovvero porta reale con di sopra un fortino di grande altezza dal quale per diritta linea, fra due grosse mura, si guarda dalla porta fiancheggiata da due baluardi muniti di più pezzi di cannoni di bronzo che la difendono in tempo di nimici, da maggio sino a tutto ottobre, dai cittadini si fanno le sentinelle di notte”
(1) Porta Sant'Antonio
Approndimento araldico:
esterno, parete: sopra alla chiave di volta dell'arco, lastra quadrangolare in pietra grigia incastonata nel paramencon scudo semirotondo, modellato a bassortlievo. Anonimo, attribuibile a Vincenzo Carafa, conte di Grotterìa e figlio dì Jacopo Blasone: di (rosso], a tre fasce di [argento], al (ramo dì spino) di [verde] attraversante in banda. Scudo accostato dalle iniziali V C. Insieme di ridotte proporzioni, parzialmente consunto e forse di reimpiego.
Torrione delle mura
Approndimento Araldico:
esterno, parete (sul punto più sporgente della curvatura). Sotto al coronamento, lastra quadrangolare in pietra grigia incanstonata nel paramento, con scudo (semirotondo), modellato a bassorilievo. Anonimo, attribuibile ai Carafa.
Blasone: di [rosso], a tre fasce di [argento], al (ramo di spino) dì [verde] attraversante in banda. Insieme di ridotte proporzioni e piuttosto consunto.
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