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Giovedì Santo

Il territorio > Eventi feste e Tradizioni > La settimana Santa

Volto del ''Cristo alla colonna''

Foto di Enzo Ammendolia



I riti della"Settimana Santa"

a
CAULONIA


***


(tratto dal libro CULTI CAULONIESI di Gustavo Cannizzaro)

        A sera di Giovedì Santo tutto è pronto per la Messa della Cena e per la visita ai Santi Sepolcri. Da più giorni nelle chiese di Caulonia e in particolare in quelle delle due congreghe si ha un gran da fare per l'allestimento del Santo Sepolcro e fin dalla mattina le donne portavano e in minor misura ancora oggi porta "il grano del sepolcro", un vaso o meglio ancora un grosso piatto di portata (vacile), usato per le conserve, contenente semi di grano o di legumi (lenticchie, ceci e in particolare cicerchia), germogliati e fioriti con la particolare coltura a buio. Detti semi, nei loro contenitori, ricevevano l'umidità dentro la stoppa di ginestra, oggi sostituita dal cotone e venivano rinchiusi al buio dentro cassapanche (casciuni) in prossimità della Domenica delle Sante Anime del Purgatorio per essere in rigogliosa fioritura il Giovedì Santo. Le massaie secondo l'usanza, sempre per il giorno delle Anime del Purgatorio, riponevano i salami, ormai essiccati, dentro i "manali", vasi di creta smaltata, per poi iniziare la degustazione subito dopo lo scampanellio festoso della Resurrezione.
        Il "grano del sepolcro" è quello che presso le città magno-greche veniva conosciuto come il giardinetto di Adone; interessante tale accostamento, anche perché l'uso dello stesso era molto diffuso presso gli antichi locresi e il mito di Adone, dio della fertilità, principio maschile della riproduzione, era collegato al mito di Afrodite, principio femminile della fecondità. Adone era rappresentato come un bellissimo adolescente pieno di vita durante la Primavera, ma destinato a soccombere alla canicola estiva per poi rinascere per merito di Afrodite dopo il lungo e oscuro periodo invernale. L'associazione a culti del mondo magno-greco e a riti delle antiche civiltà italiche non si limiterà solo a questo caso e tutto ciò dovrebbe far pensare a come tanti nostri riti, sopravvissuti per secoli, addirittura per millenni, e che hanno origini così remote, stiano ormai scomparendo, distrutti da un veloce e frenetico processo di omogeneizzazione che necessariamente cancella, in nome di un ipotetico progresso, la cultura, le tradizioni e le radici delle nostre popolazioni. Profetico era stato P.P. Pasolini nel lanciare il suo monito, avvertendoci che molto in fretta avremmo abbandonato la nostra civiltà contadina per essere inghiottiti da un rapido processo di industrializzazione.
Al tramonto, l'ultimo squillo delle campane prima del silenzio previsto per la morte di Gesù, avvertiva che si era pronti per la messa della cena. Per tale cerimonia ci viene in aiuto il Prota, il quale nell'appendice del suo lavoro "Ricerche storiche su Caulonia" scrive un'interessantissima pagina, in cui si accenna ad un'ulteriore pubblicazione dal titolo "Usi e costumi del mio paese", mai pubblicata, e nella quale, sicuramente, oggi avremmo avuto un altro prezioso contributo e una vivissima testimonianza di tante nostre tradizioni:
        «La cena consiste in una splendida agape, imbandita nella chiesa il giorno di giovedì santo. Sulla tavola di Fiandra è imbandito quanto di più ricercato si possa ritrovare in Caulonia per vasellame, porcellane, biancheria, argenteria, tutto disposto come dovessero banchettare dodici principi. A ciascuna posata in argento sta bello e servito un discreto piatto di dolci; e dopo la rituale lavanda de ' piedi il celebrante benedicente I' agnello(che peraltro è di pane di spagna) in un vassoio di argento e circondato dalle bibliche lattughe. Fatta poi la distribuzione dei piatti col relativo tocco di agnello e un bicchiere di vino a ciascun apostolo, nella chiesa stessa si servono i dolci alle gentildonne intervenute, e si acquietano i piati della genterella, porgendole qualche confetto».
        Di recente la cerimonia della Messa della Cena ha perso i suoi luoghi tradizionali, le chiese delle due arciconfraternite, che, su indicazione del vescovo, sono state sostituite dalle chiese parrocchiali Matrice e San Zaccaria. Dopo la lavanda dei piedi e la benedizione degli agnelli pasquali anche a Caulonia inizia quello che a Napoli è conosciuto con il nome di "Struscio".
        Un'atmosfera di mestizia invade ancora oggi le nostre chiese e subito essa si spande tutta intorno per riempire di sé l'intero abitato, si assiste ad un andirivieni di gente, si cammina lentamente come se si volesse trascinare (strusciare) i piedi: si visitano i Sepolcri. Particolarmente suggestivi i due allestiti nelle chiese delle congreghe. Anche tale allestimento forniva (ora molto di meno) elemento di rivalità fra i due schieramenti religiosi. Il silenzio regnava sovrano, nelle chiese oltre lo "struscio" dei piedi e dei lunghi abiti, si percepiva il biascicare di qualche orazione e di tanto in tanto si alzava uno struggente canto da parte di qualche anziana donna, disposta a " fare la nottata", quando la chiesa rimaneva aperta per l'intera notte.

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