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Volto del ''Cristo alla colonna''
Foto di Enzo Ammendolia
I riti della"Settimana Santa"
a
CAULONIA
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(tratto dal libro CULTI CAULONIESI di Gustavo Cannizzaro)
Mercoledì Santo, nel primo pomeriggio, dalla Chiesa del SS. Rosario parte la "Via Crucis" che si avvale delle riflessioni del padre passionista di turno. Le quattordici stazioni della "Via Dolorosa" sono altrettanti pittoreschi slarghi del nostro centro storie in ogni fermata si alternano momenti di preghiera e di canto. A sera inoltrata nella Chiesa dell'Immacolata, dopo una solenne funzione con predica dai toni a grandi effetti, inizia la cerimonia del bacio del Cristo. A due a due si avvicinavano, e così è ancora oggi, gli amici, i compari, i confratelli, i membri della "banca maggiore" e dopo una serie di riverenze, gli interessati si inchinano a deporre il loro bacio sul piede del Cristo tra l'intonazione del "populo meo" e la fragranza degli incensi, a cui segue la imponente processione del Cristo alla colonna.
L'intero paese è sotto l'effetto dei rintocchi funebri dei campanoni delle chiese fino a quando la processione non raggiunge la suggestiva piazza Mese, nella quale echeggiano i mesti lamenti del "miserere" e la folla gremita assiste al passaggio della stupenda statua del Cristo. La statua è una severa scultura lignea del XVII secolo. Forte è il sentimento religioso che ha sempre legato i fedeli al culto di questa immagine sacra.
Non sappiamo da dove essa provenga, né chi ne sia l'autore, comunque diverse sono le leggende che la riguardano. Una di queste narra che una nave, proveniente dall'oriente e con a bordo la statua, si sia bloccata, come per miracolo, nelle acque prospicienti il nostro centro e che la stessa nave non si sia mossa fino a quando un gruppo di "massari", confratelli della Chiesa dell'Immacolata, non si sia recato sulla spiaggia e abbia barattato la bellissima scultura con sacchi di grano.
Un'altra leggenda tramanda come il Cristo della statua abbia parlato al suo artista una volta finito il lavoro e come lo stesso artista subito dopo sia morto andando, secondo quanto afferma il suggestivo racconto, in paradiso. Pare che Gesù stesso abbia pronunciato delle parole con le quali si evidenziava come lo scultore, pur non avendo assistito direttamente alla passione del Cristo, sia riuscito a rendere la sacra immagine degna di intensa pietà. Quest'ultima leggenda farebbe entrare a pieno titolo questa stupenda scultura nei canoni dell'arte sacra promossa dalla Controriforma, secondo la quale un'opera d'arte doveva avere come prima peculiarità l'essere altamente didattica, così coinvolgente da trasmettere già col suo primo apparire un messaggio diretto e chiaro al pubblico. Per questo motivo un'opera sacra si concentrava su un tema, nel nostro caso "la flagellazione", e lo stesso veniva sviluppato in modo grandioso. L'ideatore spirituale di questo modo di intendere una scultura, un quadro, è Sant'Ignazio di Loyola, il fondatore dei Gesuiti. Sant'Ignazio vuole che il fedele esalti Dio con tutto il suo essere: col suo cuore, con la sua intelligenza, con tutte le sue forze e dunque con ogni senso. Per ogni episodio della vita del Cristo, il nostro teorico pone ai fedeli la domanda "che cosa vedete? ", "che cosa ascoltate?", senza trascurare gli altri sensi: il tatto, il gusto, l'odorato. Non bisogna dimenticare che proprio lui è il padre di quegli esercizi spirituali che culminavano nelle estasi. Il Divino, più si materializza più si percepisce, più si rende concreto più lo si sente vicino. Si vuole spingere il credente nella storia in modo che viva gli avvenimenti come se fosse all'interno di essi e si ponga la domanda : "cosa farei io in quella situazione?". Lo scopo della scultura barocca è un teatro moderno, senza distinzione tra attore e pubblico. Perché lo spettatore si senta più vicino a Cristo, la scultura controriformata si accorda per assorbire lo spettatore nella scena dell'opera sacra. Per questo il Concilio Tridentino desidera una rappresentazione il più realista possibile dei vari momenti della Passione. Di conseguenza, il fedele-spettatore si riconosce facilmente nei personaggi a grandezza naturale ed è pronto a dichiare il proprio atteggiamento verso il Cristo, sentendosi subito pronto ad evidenziare la posizione da assumere in quelle situazioni, in quelle storie dolorose.
Verso la mezzanotte con il rientro in chiesa anche la Processione del Cristo alla Colonna ha fine, ma l'intera giornata di Mercoledì Santo non passa fino a quando nelle vie del centro storico non si innalzi per l'ultima volta la misteriosa e cupa voce del "Paternostro".
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