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L'eremo sorge in posizione singolarissima su di uno sperone di roccia che si insinua in un'ansa della fiumara Allaro. Su questo edificio sacro, Davide Prota, così scrive: "La chiesetta di quel romitorio, com'è adesso, fu ridotta nel 1627 da Carlo Carafa vescovo di Aversa, perché prima era una semplice cappelluccia con una casetta annessa per l'abitazione di Esichio, come si narra, e di un altro anacoreta. Si conservava in questa chiesa il sangue sempre fluido del beato Pietro Calafiore, siciliano, morto e sepolto in questo eremo nel 1732 in concetto di santità. L'ampolla contenente il sangue di lui fu sugellata da Monsignor Idelfonso del Tufo. Fuori la porta dell'eremo sopra un muricciolo è un ulivo, vicino a cui ogni anno s' accatasta un gran mucchio di legna infiamme, che non nocciono alla pianta ".
Il complesso nelle forme attuali, chiesa e monastero, presenta caratteristiche architettoniche tardo-medioevali con fasi e ampliamenti anche più recenti; tuttavia numerosi particolari architettonici e lo stesso orientamento della chiesa lasciano pensare ad una ben più antica fondazione che si può facilmente ricondurre al monachesimo medioevale bizantino fortemente radicato nel territorio. Tale ipotesi è ancor di più avvalorata dallo stesso titolo della chiesa che si riferisce al Santo patrono di Caulonia, Barione. Il Santo (la cui vita è descritta da San Girolamo da Stridone già nel IV sec.) avrebbe, secondo la tradizione, trascorso gli ultimi anni della sua esistenza in questi luoghi: da qui l'origine del culto e dell'eremo a lui dedicato.
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