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Settimana Santa

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Volto del ''Cristo alla colonna''

Foto di Enzo Ammendolia



I riti della"Settimana Santa"

a
CAULONIA


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(tratto dal libro CULTI CAULONIESI di Gustavo Cannizzaro)

         Sabato delle Palme è giorno di gran gala per l'Arciconfraternita del SS. Rosario. I ragazzi e i giovani del luogo, per tutto questo giorno, secondo l'antica tradizione, continuano a staccare ramoscelli di olivo e teneri palmizi per intrecciarli con abilità e ricavare così caratteristici simboli sacri: la "Santa Croce", il "Cuore", il "Paniere" e altre figure a serpentina. Questi semplici e creativi oggetti religiosi ornavano (e ornano) i fasci di rami di olivo e di palme che il sacerdote dovrà, poi, benedire. Una solenne cerimonia si svolgeva (ancora oggi si svolge, ma in tono più modesto) con la messa vespertina di Sabato delle Palme nella Chiesa del Rosario. Cerimonia, quest'ultima, veramente molto importante nella vita liturgica dell'Arciconfraternita del Rosario. Tutti i membri della congregazione religiosa, indossando l'abito di fratello, con un grosso cero in mano prendevano parte alla "gira" in chiesa. La "gira" è una sorta di sfilata all'interno della chiesa, che partendo dall'altare maggiore si muove lentamente sulla fascia perimetrale dell'unica navata. Apre il corteo il crocifero, il portatore della Santa Croce, poi seguono i fratelli ordinati in fila secondo l'età, i capiturno e tutti i membri della "banca maggiore" (organo amministrativo della congregazione religiosa) con il Priore preceduto dai suoi assistenti; infine, si muove il Padre Cappellano, avvolto in sontuosi paramenti liturgici e reggente l'ostensorio con il "Santissimo", mentre il Priore dell'Arciconfraternita dell'Immacolata, appositamente invitato, ha l'onore di portare il palio. Il tutto si svolge tra suoni d'organo, tra canti liturgici, tra intensi odori d'incenso e con passi solenni e dopo aver compiuto un intero giro all'interno della chiesa, la funzione religiosa si chiude con l'elevazione e la benedizione del Santissimo.

        
Con la Domenica delle Palme prendeva e prende inizio la fase culminante di tutto questo intensissimo periodo della vita religiosa dell'intera comunità cauloniese. Ancora oggi, nella mattinata di domenica, un corteo di uomini, donne e ragazzi, portanti tutti grossi mazzi di palme e rami di ulivo, muove dal sagrato della Chiesa del Rosario dirigendosi verso la Chiesa Matrice, dove, dopo una suggestiva cerimonia, inizia una solenne messa cantata con la lettura della "Passio". Terminata la lunga liturgia della Messa delle Palme ha inizio l'adorazione dell'Ostia consacrata esposta sull'altare della cappella di Sant'Ilarione. Per tutto il resto del giorno, così come nei due giorni successivi, ad intervalli regolari, forti e secchi rintocchi del campanone ricordano a tutti i fedeli l'esposizione del Santissimo Sacramento. A sera, dopo che nel pomeriggio i fedeli delle parrocchie riuniti in cortei fanno la loro visita nella Chiesa Matrice, si assiste alle processioni delle tre serate. Queste ultime, sono tanto importanti per la gente di Caulonia che il Prota, come è suo solito, ne fa una descrizione riccamente particolareggiata da cui emerge la rivalità che contraddistingue i fedeli confratelli delle due congreghe. Infatti, egli così si esprime: «Le tre serate poi sono uno spettacolo di lusso, di gare e, qualche fiata, di tafferugli. Per la solennità delle Quarantore, tramontato il sole nei detti tre giorni, si da principio alle solenni funzioni. Tutta Caulonia è nella chiesa matrice, divenuta più piccola per l'ingombro delle persone moltipllcate. E ' uno sfoggio di abiti, di cappellini, di mode; è una aspirazione generale di vedere e di essere veduti, un' aspettazione ansiosa di quel che andrà a succedere tra le congregazioni rivali. Sfogata la sua vena oratoria il predicatore nel forbito sermone di circostanza, si intonano le solenni litanie, si comincia ad ordinare la processione, e togliendo il Sacramento dall' altare di S. llario si porta all'altare maggiore, girando per la chiesa. Questa "gira " (come la chiamano i cittadini), sebbene in così picciol luogo, arriva a durare fino a mezza ora a causa dell' incedere lento e dispettoso delle congregazioni. Accanite pretensioni di primato fervono tra i confratelli, gare e sfide sulla maggior o minor grossezza delle candele. E passando dai pensieri ai fatti rallentano i passi, lasciano sfuggire qualche motto pungente, ed alle volte spinte, urtoni, aggrovigliamenti, levar di voci, minacce, deliqui, isterismi.

"E vò gridando: pace, pace, pace!».

         Ancora oggi, durante le tre serate, anche se con toni meno accesi, torna di scena la rivalità tra i due gruppi di confratelli che fanno capo alle Congreghe delle Arciconfraternite dell'Immacolata e del Rosario

"Tamarri" e "Scaravagghji" si contrappongono: i primi rivendicano la supremazia della parte bassa del paese, "jiusu", invece i secondi l'importanza della parte alta del paese, ossia "susu". Questa divisione della gente di Caulonia caratterizzava la vita sociale del nostro centro storico per tutto l'arco dell'anno, con una tensione crescente specialmente durante questo periodo. Si gareggiava sul numero dei presenti nel corteo, sulla grossezza della candela e sull'eleganza del rocchetto (mozzetta dell'abito di fratello). Ancora oggi, infatti, ogni appartenente alle suddette Confraternite indossa un abito formato da un camice bianco di cotone lungo fin quasi ai piedi, un cordone detto "cingolo" che finisce a sorta di grosso pon pon tutto di color rosso per i fratelli del Rosario, di color azzurro per i fratelli dell'Immacolata, completato da un lungo cappuccio bianco e un rocchetto (cappa di velluto nero con greca dorata sempre per i fratelli del Rosario, di seta azzurra con frangiatura dorata per gli altri. Su tutte e due le mantelline, all'altezza del pettorale destro, sono attaccate, a mo' di distintivo, due grossi medaglioni con l'effigie della Madonna del Rosario e dell'Immacolata, che noi, oggi, chiameremmo "logo della confraternita"). Finita la funzione religiosa in ciascuna delle tre serate, dopo un'accalorata predica e la benedizione, i cortei delle due congreghe lasciano la Chiesa Matrice e rientrano nelle rispettive chiese dopo aver attraversato le vie del paese con i ceri accesi e cantato la litania della Madonna. All'interno delle prochiese con l'esecuzione del "requiem aeternam" e del "libera nos, domine" ha fine ciascuna delle tre serate.

         Con il Lunedì Santo, anche a Caulonia, ha inizio il particolare periodo conosciuto meglio come "Settimana Santa"; su di essa Corrado Alvaro scrive una pagina delicata e suggestiva: «Per tutta la Settimana Santa, paesi interi della Calabria non fanno che seguire, atto per atto la Passione, la Morte e la Resurrezione. Vi partecipa tutto il popolo e tutte le cose diventano gravi, come se celebrassero in quei giorni i loro dolori, le loro sofferenze e i mattini della loro gioia. Il pastore è sceso dalla montagna e passa la Domenica delle Palme seduto sul pavimento della chiesa a intagliare col coltelluzzo la croce nel legno tenero dell' ulivo.
Ma la Domenica delle Palme è passata, bianchissima, tra le palme gialle e i rami argentati dell'ulivo. La Settimana comincia: la Madonna è stata vestita d'un mantello nero che le copre il viso, e mostra soltanto la fronte immacolata. E' stato già eretto il Sepocro nel mezzo della chiesa. Il Sepolcro è segreto e solenne. E' fatto a gradini sui quali poggiano, come colonne le coperte più belle di filo e di damasco che vi siano in paese. Ad ogni gradino sono state posate le piante del grano cresciuto nelle cantine, bianco come l'alabastro. C'è nella chiesa, un odore di ceri e di consunzione».

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